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Avviso Fondimpresa 4/2015 - Aziende con CIG
Nuove opportunità di sostegno e rilancio a imprese e lavoratori coinvolti in stati di crisi aziendale. Scadenza il 16/10/2015.

Aziende in rete nella formazione continua
Strumenti per la competitività delle imprese venete (DGR 784). Scadenza il 31/07/2015.

Piu’ competenti piu’ competitive
La formazione continua per le aziende venete (DGR 785). Scadenza il 31/07/2015.

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La riforma delle province: il caso Veneto

Il 1° gennaio 2015 le città metropolitane subentreranno alle province omonime. Nel suo “Enti intermedi, sviluppo locale e sostenibilità istituzionale: una chiave di lettura a partire dal caso del Veneto”, testo del 2013, Patrizia Messina, docente all’Università di Padova e direttore del Centro interdipartimentale di ricerca sul Nord Est "Giorgio Lago", pone l’attenzione sul caso-Venezia. Il disegno di legge 1212 “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni” prevede infatti che il territorio della città metropolitana coincida con quello della provincia omonima. La tesi della Messina è che la costituzione della città metropolitana di Venezia, “vista la sostanziale non coincidenza delle funzioni metropolitane presenti nell’area metropolitana del Veneto centrale, con la città metropolitana”, possa rivelarsi un’occasione sprecata dalla politica nel dare risposte adeguate in tema di servizi ai cittadini e alle imprese. Una tesi che si basa soprattutto sui dati relativi alla concentrazione di abitanti e ai flussi pendolari. “Quello del Veneto si presenta come un caso di estremo interesse perché segnato da un marcato policentrismo dell’area metropolitana del Veneto centrale - sottolinea la Messina – Un’area che presenta una forte frammentazione dal punto di vista politico amministrativo, essendo suddivisa in 4 Province (Vicenza, Padova, Venezia, Treviso) e oltre 200 Comuni, con evidenti difficoltà di governo dell’area vasta”. Il resto del territorio regionale risulta ampiamente rurale – vedi le province di Rovigo e Belluno – mentre Verona si pone come sistema metropolitano monocentrico. La riforma delle province avviata dal governo Monti su base quantitativa (abolizione di quelle con estensione inferiore a 2.500 kmq e meno 350 mila abitanti) prospettava invece una nuova organizzazione del territorio regionale caratterizzata dall’unione di Treviso con Padova (o con Belluno) e di Rovigo con Verona (o con Padova) con conseguente riduzione degli enti provinciali dagli attuali sette a cinque (compresa Venezia, “metropolitana” per conto suo). “Nell’occasione la Regione avrebbe palesato un’evidente difficoltà a pronunciarsi in merito, mentre Emilia Romagna e Toscana mostrano di avere un atteggiamento molto più favorevole nei confronti della costituzione delle rispettive Città metropolitane - osserva la docente universitaria - Allo stato attuale del dibattito, per l’ipotesi Pa-Tre-Ve, di cui si discute peraltro da oltre vent’anni, è importante sottolineare che le maggiori difficoltà, paradossalmente, non vengono da Roma, ma dalla Regione che difende le Province attuali”. In generale alla Messina preme sottolineare quanto la “riforma di riordino territoriale, a partire dall’abolizione delle Province e dei loro confini amministrativi, diventi di importanza strategica decisiva per potenziare il processo di metropolizzazione come strategia di sviluppo, promossa dalle prossime politiche europee.”. La Città metropolitana “di fatto” costituita grossomodo da Pa-Tre-Ve verrebbe a contare oltre due milioni e mezzo d’abitanti (più di quella di Torino) e quindi “con le nuove politiche europee sarebbe destinataria di circa un miliardo di euro di finanziamenti, contro i circa 500 milioni di euro di fondi FESR destinati alla Regione”. Il rischio segnalato dalla Messina è che il Veneto, senza un’integrazione politica della sua area metropolitana “di fatto”, possa non sfruttare adeguatamente l’occasione di sviluppo offerta dalle politiche dell’Unione Europea per le City Regions.

MAPPA PROVINCE DELLA REGIONE VENETO SECONDO IL D.L. 1212